Politica estera

Una vera e propria passione per le questioni della politica internazionale caratterizza l’intera vita politica di Andreotti. Glielo ha insegnato De Gasperi, uomo di frontiera, di cultura mittleuropea, alieno dal provincialismo di molta della classe politica italiana a lui contemporanea. Alla scuola dello statista trentino Andreotti matura fin dagli anni giovanili la convinzione che l’Italia, modesta potenza (per giunta, in quegli anni, collocata sul rischioso crinale fra Est e Ovest), legata alle importazioni dall’estero, troppo debole per difendersi da sola, abbia un interesse primario a non estraniarsi dai giochi della politica internazionale. In questo quadro si sviluppano in Andreotti alcune fondamentali linee guida: decisa scelta filo-americana, ma in un atteggiamento di assoluta dignità nei confronti del potente alleato, convinto europeismo, cura per la vocazione mediterranea dell’Italia e per il ruolo di operatore di pace e di tutela dei diritti umani, cominciando da quelli religiosi, che il nostro Paese è chiamato a svolgere.

Andreotti è convinto che la solidarietà europea, l’aggancio all’Occidente sfuggendo a tentazioni neutraliste, la distensione in Europa, la pace in Medio Oriente e nel Mediterraneo (suo spazio vitale), siano interessi primari dell’Italia, e per essi opera con coerenza nel corso degli anni. All’insegna di un pragmatismo che caratterizza il suo stesso modo di essere e che lo porterà a scelte anche controcorrente e controverse. Aiutato da una straordinaria capacità di relazioni personali e collegamenti internazionali a tutto campo e in piena collaborazione con la Chiesa con la quale il cattolico Andreotti trova particolari sintonie.